Every Day Feels the Same


Photo by Vino Li on Unsplash


Durante la quarantena facilmente dimenticavamo se fosse lunedì o giovedì, molti di noi hanno anche perso il conto di quante settimane sono stati in "isolamento"; per chi ancora oggi non ha ripreso il lavoro, può essere demoralizzante pensare al proprio periodo di cassa integrazione perché, nei fatti, ci si trova disoccupati. Altri hanno continuato e continuano a lavorare in remote working, dovendo rivedere profondamente equilibri, spazi di lavoro, famiglia e tempo libero. Molte attività si svolgono tutte nello stesso posto, la casa: spesso sullo stesso tavolo pranziamo, mandiamo email, giochiamo con i figli e anche il tempo non è più così scandito poiché c'è chi, lavorando, avvia una lavatrice, imposta il pranzo o aiuta i figli con la DAD, i compiti e, con la fine della scuola, il tanto tempo libero.

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Cosa ci è successo e, per molti, sta ancora succedendo?

Possiamo iniziare una riflessone su ciò che ci sta accadendo, così da poter capire ed eventualmente intercettare ciò che può esserci di aiuto, prendendo le mosse da una affermazione di @Tom Peters relativa a questo periodo e rivolta a tutte le persone, qualunque ruolo aziendale esse ricoprano: “voi non state lavorando da casa. Voi siete a casa, durante una crisi e state cercando di lavorare”.

Proviamo a dettagliare quali sono le oggettive condizioni in cui ci troviamo a lavorare.


Stimo lavorando con linee di demarcazione sfuocate

Photo by Max Fuchs on Unsplash


Prima del Covid-19 la vita della maggior parte delle persone godeva di una naturale separazione tra ufficio e vita privata; ora, con il remote working le linee di demarcazione sono sfuocate e si intrecciano quando dobbiamo condividere gli spazi sotto lo stesso tetto, 24 ore su 24 e per 7 giorni la settimana. La Dott.ssa @Sarah England, una neuropsicologa del @Williamsburg Therapy Group, sostiene che siamo stati spogliati della struttura esterna dentro cui normalmente conduciamo la nostra vita e che ha la funzione importantissima di ridurre il nostro carico cognitivo interno e di fornire le linee di demarcazione necessarie per sapere, per esempio, che giorno è. Questo risulta evidente nel fatto che i nostri programmi sono andati in tilt, ma anche nel fatto che il nostro cervello riceve meno segnali che dicono di ‘chiudere’ la giornata, passaggio necessario per dedicarsi a un nuovo compito. Una chiara demarcazione del tempo permette di prepararsi mentalmente a una nuova giornata di lavoro, oppure ai compiti che dobbiamo svolgere per e con la nostra famiglia, e ci dà la possibilità di concentrarci adeguatamente su questi stessi compiti. Senza questa demarcazione è più facile sentirsi privi di una meta o uno scopo.


Abbiamo vissuto e viviamo diversi livelli di shock

Photo by Alejandro Barba on Unsplash


Anche se, fortunatamente, non abbiamo perso il lavoro e il nostro stipendio non ne ha risentito, certamente conosciamo qualcuno a cui queste cose sono successe; così come conosciamo ristoratori, negozianti e piccole imprese del nostro quartiere o del nostro paese che stanno combattendo per sopravvivere. Possiamo pensare che, per queste ragioni, il nostro dolore sia meno intenso di quello delle persone direttamente colpite da questa pandemia ma, in ogni caso, a vario titolo e intensità, tutti stiamo vivendo e sperimentando qualcosa che ci ha urtato e scosso perché ci ha sconvolto la vita.

Secondo quanto afferma la Dott.ssa @Yvonne Thomas Ph.D., psicologa di Los Angeles, “quando accade qualcosa che ci inquieta ed è fuori dal nostro controllo, come questa pandemia, possiamo sentirci traumatizzati” e, in questa condizione, il concetto di tempo può risultare distorto e, di conseguenza, ogni giorno può risultare indistinguibile dagli altri. “Come meccanismo di superamento” continua la Dott.ssa Thomas, “molte persone entrano nella modalità pilota automatico”: fanno tutto quello che devono fare nella vita quotidiana ma interrompono la loro risposta emotiva, vivendo una profonda sensazione di ripetitività.


Non possiamo fare le cose che ci hanno sempre entusiasmato e stimolato

Photo by Kelsey Chance on Unsplash


Solitamente, arrivati ad aprile, non vedevamo l’ora che arrivasse l’estate per poter trascorrere i nostri weekend fuori porta, gustare gli happy hour all'aperto nelle zone pedonali o sulle terrazze dei nostri locali preferiti o approfittare degli eventi organizzati in città; per goderci le vacanze, pianificate a turno coprendosi tra colleghi, e raccontarsele una volta rientrati. Quest’anno la stagione estiva sembra essere diversa perché non abbiamo le stesse opportunità di partecipare ad eventi, forse nemmeno gli stessi programmi di viaggio o, in alcune situazioni, la possibilità di cenare ai nostri ristorantini preferiti perché non sono in grado di riaprire. Questo, oltre ad essere un gran peccato, e anche un po’ una ‘fregatura’, è anche una dinamica che inibisce gli ormoni che ci “fanno sentire bene” e ci spingono ad andare avanti, perché non vivendo questi eventi, non viviamo nemmeno le emozioni che normalmente essi generano: entusiasmo, attesa, gioia, coinvolgimento non fanno più parte delle nostre giornate e sono stati sostituiti con il risveglio nella stessa casa in cui ci siamo addormentati, proprio come l’abbiamo lasciata la sera prima e tutti i giorni precedenti.


Non possiamo festeggiare come abbiamo sempre fatto

Photo by sujan khalifa on Unsplash


E’ stato riaperto molto, quasi tutto, ma l’uso della mascherina – almeno in alcune zone – e il distanziamento fisico sono ancora in vigore. Non è facile partecipare a un compleanno senza poter abbracciare il festeggiato, ospitare a un matrimonio senza ballare o partecipare a una laurea in videocall facendo il tifo per il laureando: giorni come questi, che costituivano momenti di condivisione anche nella fase di preparazione, rischiano di perdere la loro particolarità e unicità, perché condizionati dalla necessità di contatti sociali limitati e modi limitati di onorare l’occasione.


Fatichiamo a trovare cose che non vediamo l’ora di fare

Photo by Ohmky on Unsplash


Oltre ai grandi eventi, alle fiere di settore – a cui partecipavamo anche per lavoro - e, allo stesso tempo, agli innumerevoli spettacoli e installazioni che contestualmente riempivano le grandi città, ci sono sempre state piccole attività che amavamo fare e che ci facevano gioire e stare bene: visitare musei e mostre d’arte, girare tra le bancarelle di una fiera di paese con una bevanda, un gelato o gustando del finger food, senza preoccuparci della mascherina o dell’assembramento, oppure andare a un bar, prendere un cappuccino con brioche e, poco educatamente, leccarsi le dita per godere dell’ultimo avanzo di marmellata all'albicocca o di cioccolato. La Dott.ssa England sostiene che non poter più vivere queste esperienze ha certamente cambiato i nostri programmi ma soprattutto, poiché le giornate si sono riempite di avvenimenti sempre uguali a se stessi, le nostre menti non ricevono più nuove informazioni e stimoli. Se a questo aggiungiamo l’incertezza e la poca chiarezza sulla possibilità di tornare a goderci questi piccoli o grandi momenti di vita sociale come era nostra consuetudine, possiamo comprendere perché sia diventato più difficile poter dire: “non vedo l’ora di fare…”.

E’ importante essere consapevoli che il malessere che alle volte risulta essere la nota di sottofondo delle nostre giornate e che può anche arrivare a disturbarci il sonno, è legato a cause oggettive e contestuali e sta accompagnando molte persone. Questo può aiutarci innanzitutto a non sentirci inadeguati o manchevoli e a prendere in considerazione il fatto che dobbiamo prenderci cura di noi stessi, oltre che degli altri perché, in qualunque condizione stiamo vivendo questa fase di riapertura e di nuova normalità, la nostra salute emotiva è importante tanto quanto quella fisica.


La consapevolezza e la creatività aiutano a intercettare possibili suggerimenti

Photo by Lidya Nada on Unsplash


Certamente in questi mesi abbiamo letto molte cose e ci sono stati dati diversi suggerimenti ma alcuni possono realmente fare la differenza.

E’ importante pianificare gli orari che scandiscono i vari momenti della giornata, soprattutto quelli riguardanti le attività lavorative, perché questo ci permette di organizzare e, quindi, di godere dei momenti di relax o divertimento.


L’ideale sarebbe poter disporre di uno spazio separato in cui poter lavorare all'interno della nostra casa ma, qualora non ci fosse possibile e dovessimo lavorare sullo stesso tavolo su cui poi mangeremo, decidiamo di cambiare il setting: facciamo lo sforzo di sgomberare completamente la tavola e apparecchiamola con una tovaglia che amiamo, arricchendola di quei veloci dettagli che ci fanno stare bene e volentieri seduti a consumare il nostro pasto.

Photo by Michael Descharles on Unsplash


Possiamo non rinunciare ai nostri hobby cercando di viverli all'aperto, se consentito, o di riorganizzarli in casa usando la nostra inventiva: qualcuno segue i propri performer preferiti o i concerti su youtube, altri seguono le partite a stadi vuoti o con i posti pieni dei colori delle squadre che disputano la partita, oppure preferiscono godersi qualche filmato su internet o in TV, siano essi eventi sportivi, vecchie partite o storie di persone note del calcio, del basket, del tennis, della Formula Uno, e così via.

Photo by Allie on Unsplash


Da ultimo, è una pratica molto utile quella di segnare la fine della giornata scegliendo di fare qualcosa di rilassante, in modo da separare chiaramente lo spazio del tempo lavorativo da quello personale: una passeggiata – anche intorno all'isolato se per qualunque ragione non possiamo fare altro -, ascoltare la nostra musica preferita o chiamare una persona cara … ciascuno di noi sa cosa è meglio per sé, magari differenziando le attività lungo l’arco della settimana.

Photo by Aaron Burden on Unsplash


Anche in questa situazione incerta, dai contorni sfumati e con l’impossibilità di pianificare il nostro futuro, non possiamo smettere di desiderare - il disagio o il malessere che sentiamo ne è la prova, ma possiamo farlo tenendo conto di ciò che ci è accaduto e, di conseguenza, ora ci è concesso fare. Non rinunciamo a vivere giornate che siano per non produttive e, soprattutto, significative.

Photo by John Baker on Unsplash


Camilla Ornaghi e Luca Ornaghi


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