Talk to People, they will coach you!


Photo by Gabriel Benois on Unsplash


Non abbiamo risposte globali ma possiamo ascoltare, provare a fare ipotesi e verificarle: saranno le nostre persone e la realtà a dirci se sono adeguate.

Non è il momento della ‘panic execution’, dobbiamo fare il meglio che possiamo con le piccole cose che ci è concesso avere e fare.

La vera domanda da porsi è: come posso fare questa cosa al meglio oggi, per migliorarla rispetto a come era ieri?

Nei primi giorni di ripresa la vita appare surreale: persone con le mascherine, rilevazione della temperatura, separatori e distanza fisica – niente strette di mano, niente baci o abbracci. Probabilmente ci si sente un po’ soli perché molti colleghi sono ancora a casa, anche perché le aperture sono a rilascio lento. Si dibatte molto su come potrà essere il “new normal”, ma certamente sappiamo che la pandemia di Covid cambierà le relazioni e l’assetto dei luoghi di lavoro in modo permanente. L’opportunità? Rendere relazioni e luoghi anche migliori di quanto non fossero prima.


Photo by Anastasiia Chepinska on Unsplash


Cominciamo dalle relazioni.

Nel momento della riapertura vengono a galla con prepotenza paure, incertezze e preoccupazioni.

Lavorative: la perdita del posto di lavoro per il rallentamento dei mercati e dell’attività commerciale (potremo ancora visitare clienti e stabilimenti per trovare possibili ancore di vendita?), la ridefinizione dei ruoli in azienda, l’adeguamento di processi e delle infrastrutture per implementare un approccio digital.

Familiari: non riaprono le scuole e le strutture di supporto per i figli e questo rende difficile l’organizzazione della famiglia; il timore di non riuscire a far fronte agli impegni economici o di non riuscire a prendersi cura dei propri cari; il remote working prolungato porta con sé la difficoltà di gestire tempo lavoro e vita privata.

Personali: sentire la mancanza di relazioni umane e interazioni sociali dirette; contemporaneamente, per chi rientra al lavoro, la paura del contagio e di ammalarsi e, quindi, la necessità di avere procedure chiare su come gestire la presenza in azienda: distanze di sicurezza, regole di convivenza e utilizzo di ascensori, bagni, e così via.


A tutto questo, per leader e manager si aggiunge la sfida più grande: osservare e capire le emozioni e lo stato d’animo delle persone, non avendo accesso al contatto fisico ed essendo il linguaggio non verbale e paraverbale filtrato dallo schermo della videochiamata e dalle mascherine, a fronte del fatto che emerge un grande domanda di supporto emotivo e sociale.


Photo by mostafa meraji on Unsplash


Come spesso accade, il passato viene in aiuto.

Facciamo un balzo indietro, a quella che Tom Peters – uno dei maggiori esperti di top management della nostra epoca, business author and speaker, presidente della Tom Peters Company - ha definito MBWA, Management By Wandering Around; in Giappone è chiamata Gemba Walk, dove il termine “Gemba” indica il posto in cui si lavora, inteso come il luogo dove succedono le cose o nascono le problematiche.

E’ un metodo che Peters definisce la “tecnologia dell’ovvio” e che sostiene di aver imparato da Bill Hewlett e David Packard, per gli amici, HP. In realtà lo facevano già i Romani quando quotidianamente passavano le truppe in rassegna.



MBWA è efficace per coltivare lo sviluppo sistematico di un’organizzazione andando a verificare dal vivo le capacità dei suoi membri di riconoscere le potenzialità delle azioni che compiono nella quotidianità e la predisposizione ad individuare spunti di miglioramento.



Prima del Covid questo avveniva con incontri personali, vis-a-vis, ora può avvenire in videoconferenza o ad almeno un metro di distanza con i dispositivi di protezione e, per questo, con la necessità di esercitare un’ancora più profonda empatia per le persone che lavorano nella nostra azienda e per la loro vita.

Essere a contatto diretto con le persone che fanno il lavoro, incontrarle, parlare con loro in modo aperto, sinceramente desiderosi di ascoltare e comprendere i loro bisogni, le loro paure, preoccupazioni e opinioni porterà a risultati sorprendenti: parlando quotidianamente con le persone creeremo buone relazioni, si fideranno di noi e avranno la libertà di dirci ciò che funziona e ciò che andrebbe cambiato.


Photo by Ryan Quintal on Unsplash


Anche le survey sull’employee experience, in questo momento, sono poco efficaci perché le persone vogliono avere conversazioni aperte con i loro manager.

Un’attenta e appassionata osservazione della realtà, in particolare dei nostri dipendenti, ci farà intercettare le risposte alle domande aperte che abbiamo e ci porterà ad individuare le strade e le strategie da percorrere.

Secondo Tom Peters, questo è più efficace di qualunque project management system, o meglio, dati qualitativi uniti ai feedback qualitativi delle persone che lavorano nella nostra azienda, danno un punto di vista comprensivo della situazione.

Fondamentale preoccuparsi dell’esperienza che le persone stanno vivendo in questo momento, tout court, avendo come obiettivo quello ascoltare e comprendere e quindi consentirgli di svolgere al meglio il loro lavoro, perché questo farà sì che le persone poi facciano lo stesso con l’azienda: tutto ciò può fare la differenza anche in termini di visibilità e reputazione.

Occorre quindi lavorare per tenere le menti aperte, desiderose di imparare dalle persone, ripensando ai programmi di leadership che ora devono aiutare a fare focus sull'empatia, la resilienza, la cura e la sicurezza.

Il ‘muscolo’ da allenare quotidianamente, anzi di ora in ora, è quello della resilienza: ogni giorno e ogni ora dobbiamo raccogliere informazioni su ciò che sta funzionando e su ciò che non va, sulla diffusione del virus, su come stanno le persone della nostra azienda, su come stanno lavorando, su quale aspetto ambientale funziona e quale no.

Ci sono molte nuove pratiche da adottare, ma stiamo ancora operando nell'incertezza. Occorre coraggio e minimizzazione dei rischi. Questo significa ammettere che non sappiamo tutto ma che siamo curiosi di scoprire.

Curiosità è una caratteristica fondamentale in questo momento per leader e manager: essere curiosi di capire cosa fare dopo. La curiosità è una parola che non giudica ma riflette il desiderio del bambino di conoscere e capire. Occorre iniziare un processo di permanente curiosità, avendo un approccio sistematico e, quando serve, scientifico all'ascolto, adattando e cambiando ogni giorno.

Photo by Justin Peterson on Unsplash


Non ci mancano strumenti per mettere in atto l’MBWA virtuale: in questo periodo qualcuno l’ha chiamato MBCA Managing By Calling Around.

Ora parliamo di luoghi:

Visione prospettica di come progettare l’ufficio post-covid dal 4 maggio in 3 waves.


Wave 1: RISPONDERE ALL’ADESSO

Photo by Tim Mossholder on Unsplash


Le aziende riaprono per non perdere la fetta di mercato che gli appartiene, così parte delle persone tornano al lavoro per provvedere a se stesse e alle loro famiglie ma hanno bisogno di sentirsi al sicuro. A questo scopo le aziende rimodernano, o meglio, riadattano i luoghi di lavoro con ciò che già possiedono, seguendo le indicazioni sanitarie suggerite per la salvaguardia della salute dei loro lavoratori.

Designing ideas: pratiche e prassi per assicurare la distanza sociale, come ad esempio eliminare scrivanie, sedie, aggiungere barriere protettive; promuovere misure di pulizia e sanificazione e supportare le persone che continuano a lavorare da casa.


Wave 2: PIANIFICARE IL FUTURO PIÙ PROSSIMO

Photo by Ross Findon on Unsplash


Dopo essersi assestati con le misure della prima ondata, le organizzazioni riconfigurano i luoghi di lavoro, in modo tale che più persone possano tornare sentendosi più naturalmente a loro agio. Le future scoperte scientifiche in merito al coronavirus aiutano anche le aziende a capire come muoversi

Designing Ideas: nuovi layout per poter vivere la distanza sociale in modo più ‘confortevole’ aggiungendo alle postazioni di lavoro divisori in vetro o schermi più alti e stoffe lavabili con soluzioni a base di candeggina; i viaggi comunque limitati, impongono strumenti di lavoro e opzioni che migliorino la possibilità di fare videoconferenze. Alcune organizzazioni continuano ad adottare il lavoro da casa come strategia per ridurre la densità di popolazione sul luogo di lavoro, altre ridistribuiscono i loro immobili in modo differente.


Wave 3: GUARDARE LONTANO

Photo by Lux Interaction on Unsplash


L’urgenza non sarà tornare dove eravamo rimasti, ma andare avanti, essere resilienti e crescere. Dovremo reinventare il luogo di lavoro con soluzioni basate sulla scienza e integrate con la nuova tecnologia emergente per dare alle persone sicurezza e un livello ancora maggiore di benessere.

Designing Ideas: la pianificazione di paradigmi basati sulla densità e sui costi, si spostano dalla permanenza all'adattabilità e dalla invariabilità alla fluidità. Le persone dimostrano di apprezzare in modo nuovo lo stare insieme, desiderando vivere un rinato senso di comunità e appartenenza.


In sintesi, c’è un gran bisogno di pazienza in tutti gli ambiti: stiamo vivendo un cambiamento permanente che avviene lentamente ma richiede velocità di risalita nella resilienza quotidiana.

Probabilmente l’organizzazione del lavoro continuerà ad essere ibrida: in parte in ufficio e in parte a casa. Questo a cascata comporterà relooking o ristrutturazione della casa per ospitare un home office stabile e flessibile allo stesso tempo. La produttività aumenterà: si potranno fare negoziazioni, accordi e contratti usando Zoom senza muoversi da casa, risparmiando tempo, viaggi e denaro.

Spazi e business verranno presto abitati dalla Realtà Virtuale … così potremo avere presto meeting in 3D.

A conclusione ti lasciamo questo contributo di Rachel Botsman, autrice ed esperta mondiale di fiducia nel mondo moderno, che ci spiega l'importanza, in tempi di incertezza, di lavorare sulla fiducia in noi stessi e nelle persone che ci circondano.


Se vuoi vedere il video completo CLICCA QUI


Camilla Ornaghi e Luca Ornaghi

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